Qualcuno si ricorda della Grecia?

Partiamo dalla Germania, in particolare da un articolo del Der Spiegel ONLINE datato 2010, in cui si spiega come Goldman Sachs avrebbe aiutato il governo greco a mascherare i conti ellenici.

Potremmo proseguire con il resoconto di scontri, difficoltà governative e commissariamenti UE, ma cerchiamo di mantenere un certo rigore economico.

Dicevamo, proseguendo nell’excursus “da dove viene la Grecia?”:

  • bollettino pubblicato dal Ministero del Tesoro greco, sul debito nazionale.
  • working paper pubblicato dalla Bank of Greece, nel marzo 2011 (n° 124) sulla crisi del debito greco.
  • declassamento della Grecia in seguito al quale ritorna Paese Emergente, da parte del MSCI datato 12 giugno 2013.
  • asta positiva dei governativi greci a 5Y, il paese torna credibile ed innesta un circolo virtuoso sia per traguardi raggiunti, sia per forecast rassicuranti in termini di crescita economica attesa.

E’ stato un processo doloroso. Non è stata salvata una popolazione vittima della falsificazione dei conti della sua classe politica, che in un celebre annuncio l’ha resa tutta partecipe e complice del beneficio che tale irregolarità ha assicurato ai suoi cittadini.

La domanda che si sono posti in tanti è: perchè l’Europa non ha salvato un debito così piccolo, prima che i tassi d’interesse lo facessero capitalizzare tanto da arrivare allo swap, il default pilotato?

Perchè ancora una volta il leader europeo, la Germania, ha deciso di non piegarsi e non avere pena di un popolo illuso. Inoltre, con il suo immobilismo la Merkel ha messo in discussione il concetto stesso di Unione Europea.

I casi sono due:

1) ci hanno guadagnato, due volte a dirla tutta, aggravando la situazione greca.

2) hanno voluto far passare un messaggio di onestà, “chi rompe paga, la mano al portafoglio non possono metterla i tedeschi”.

Forse entrambe le risposte siano giuste, in fondo non sono incompatibili tra loro.

Ragioniamo: in un contesto di crisi ed estrema incertezza i beni rifugio sono stati l’oro e il Bund tedesco.

La Germania si finanzia a tassi reali negativi (al netto dell’inflazione)  NB: negli ultimi giorni, luglio 2014, lo Schatz è tornato sullo 0%.

Questo è il prezzo da pagare per aver firmato una cambiale in bianco chiamata unione monetaria, senza essercisi assicurati di avere un’unione fiscale. O si riduce il gap dal paese benchmark, o prima o poi questa fine la faranno tutti gli altri paesi, anche quelli che sembrano solidi.

merkel
merkel

 

E l’Italia?

L’Italia non riesce a colmare questo gap. Per ovvie e conclamate debolezze politiche e dello Stato stesso, negli ultimi tempi ha pensato di cambiare l’Europa, causando delle inevitabili frizioni col numero 1 della BuBa, Jens Weidmann – approfondisci sul Sole24ore.

Conclusioni:

Il dibattito sulla bontà della guidance Euro-tedesca è ancora aperto, i cosìddetti “euroscettici” sono in netta espansione negli ultimi anni, eppure la Grecia ha prospettive di crescita  del PIL maggiori rispetto all’Italia, ancora una volta dovremo attendere i dati ufficiali.

 

IFM Forecast

IFM Research June 2014

Federico Fois

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