Te lo do io il credit crunch. Stretta creditizia e BCE

Non sarà facile scrivere questo articolo, ma le sfide ci fanno sentire vivi, let’sgo.

Ma che sarà mai il credit crunch?

E’ una strozzatura del credito erogato a famiglie, imprese, stato ed enti in generale.

Perchè avviene:

Come è logico intuire, può avvenire per una generale condizione di illiquidità del mercato, ovvero mancanza di disponibilità liquide stanziabili come finanziamenti, prestiti e quant’altro.

E allora mi chiedono, ma scusa Federico (autointerrogazione alla Matteo Renzi)  perchè con le banche inondate dalle LTROs della Bce non si è tornati a erogare credito alle imprese?

Te lo spiego subito: non essendo queste mirate o in qualche modo vincolate le banche hanno optato per il cosìddetto carrytrade.

Non un currency ct ma più che altro una politica di portafoglio volta ad investire denaro, preso a prestito a tassi tendenti a zero, in attività relativamente sicure come i governativi europei del sud Europa, quando rendevano cifre poco idonee alla natura di un risk free asset.

Scorrendo questa tabella offerta dal sito della BCE, si evince:

  1. la prima tranche da 489 miliardi circa del dicembre 2011, vi parteciparono 523 banche
  2. la seconda da 529 miliardi di euro, due mesi dopo, interessando 800 istituti.
  3. annuncio nella ultima conferenza pubblica della BCE a giugno, delle nuove T-LTRO fino al 2018, ovvero targeted LTRO, il condizionamento del targeting reputo che possa incidere sulla maggiore offerta di credito, e ridurre questa illiquidità totale che colpisce le PMI italiane, costrette a fare i conti con i ritardi dei pagamenti della PA e dei loro stessi fornitori, anch’essi vittime della stessa situazione.

Il mercato del credito possiamo immaginarlo come la colonna portante del mercato dei capitali, nel nostro sistema italiano bancocentrico, ovvero in cui la maggior parte dei fondi passa per il tramite delle banche in quanto per mantenere l’assetto proprietario e il controllo aziendale, non ultimo per non dover sottostare a regole di trasparenza, procedure periodiche di reporting agli investitori, le società preferiscono rimanere piccole, non si quotano nei mercati, e quindi senza credito bancario diventano insolventi.

 

Io spero in un governo che dopo tanti anni torni a delineare una politica industriale, non volta al decentramento produttivo ma volta a semplificare le regole per investire in Italia, assicurare la compensazione dell’iva a credito con quella a debito evitando follie fiscali che aggravano solamente la stabilità del tessuto imprenditoriale, che ponga le regole chiare e snelle della competizione economica e intervenga solo quando questo è necessario, ovvero per servizi pubblici e beni pubblici primari, senza fare concorrenza ai privati in tutti gli altri settori.

Federico Fois

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